13 febbraio 2026
Riprendiamo con la lettura del venerdì: lo Hobbit ora è diventato un punto fermo e imprescindibile. Non è soltanto una lettura, per me è capire chi ho davanti, che tipo di pubblico, a cosa attingono i bambini, cosa pensano, quali idee hanno.
I nani e Bilbo sono ora prigionieri degli orchi: quella che a prima vista sembrava una caverna, in realtà era il portico anteriore della sterminata caverna. Vengono trascinati di fronte al capo, il Grande Orco.👹
Tutti immaginano il Grande Orco nello stesso modo: sporco, sgradevole, grasso, puzzolente. La classe è unanime.
Ancora si chiedono dove sia Gandalf e lì le supposizioni impazzano: si è nascosto, arriverà al momento giusto a salvare i suoi amici…tutti immaginano che i nani e Bilbo saranno salvati da Gandalf che, con una magia, li tirerà fuori da quella situazione sgradevole e pericolosa.
Tutti immaginano che la salvezza arriverà come un deus ex machina che risolva tutto in un momento, senza alcun coinvolgimento personale e grazie ad un intervento soprannaturale.
In classe però facciamo quotidianamente l’esperienza della fatica, del coinvolgimento necessario per aprirci agli altri e immedesimarci e per procedere nello studio.
L’ultima frase che ho letto è stata la seguente: “Era così arrabbiato che saltò su dal suo sedile e si avventò su Thorin con le fauci spalancate”. È il Grande Orco che, alla vista di Orcrist, ha un moto di rabbia e si avventa su Thorin.




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